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Matthias Brandes, architetture impossibili |
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Sabato 6 marzo 2004 alle ore 17,30 presso la Galleria Ghiggini è stata inaugurata la mostra: Matthias Brandes, architetture impossibili. In esposizione una ventina di oli su tela interamente dedicati alla rappresentazione di case, navi ed alberi, indagati con scrupolosa attenzione nella forma e nel volume geometrico. Tutti questi elementi vengono studiati e dipinti come fossero oggetti indipendenti, ma accostati l’un l’altro in modo da dar vita a costruzioni imprevedibili e precarie, seppur basate su un equilibrio di linee compositive e di colori. Alla stesura pittorica corposa e materica che rende concrete le sue architetture, si contrappone uno sfondo piatto, monocromo e lievemente sfumato. Ciò che ne risulta è un’atmosfera distaccata e metafisica. Lo spazio è il protagonista assoluto della scena, i luoghi si fanno portavoce di storie e memorie a metà tra immaginario e realtà. Così descrive il suo lavoro Matthias Brandes: Dipingo cose che mi affascinano. Cerco di rappresentare le cose nel modo più preciso. Non come si vedono in realtà ma come le immagino io. Certi soggetti mi ossessionano per alcuni anni. Così ho dipinto per quattro anni solo bagnanti. Ora solo le case. Ma non m'interessa sedermi davanti a una vecchia casa per copiarla. Vorrei dipingere non una casa ma La Casa. Il che mi porta a una contraddizione. La Casa dovrebbe essere simbolizzata da un segno poiché non si tratta di una casa concreta. Così sarebbe però una casa immateriale. Ma mi affascina piuttosto l'aspetto materiale delle cose. La mia casa è un cubo fatto di un materiale duro, segnato dal tempo. Niente mattoni accatastati regolarmente, niente intonaco scrostato, niente macchie di muschio: tutto ciò che interessa sono colori naturalistici. Piuttosto pietra di roccia oppure argilla stravecchia, un materiale duro e ruvido che si è opposto a tutti i tempi. D’altronde le mie case non sono diroccate. La loro forma è rimasta integra. Il loro essere massiccio contraddice la locazione nello spazio del quadro, dove possono addirittura sollevarsi davanti a nuvole ovattate oppure dove possono essere ammucchiate da mani di giganti. La casa che mi affascina è contemporaneamente un luogo desolato ma comunque un rifugio, è un cubo rigoroso ma anche testa d'uomo, è archetipo ma ciononostante toccabile con le mani. Matthias Brandes nasce nel 1950 a Bochum in Germania, si trasferisce nel 1961 ad Amburgo dove frequenta la Scuola Steineriana. Dal 1969 al 1976 intraprende lo studio della pittura, della storia e della pedagogia artistica all’Accademia ed all’Università di Amburgo. Dal 1979, dopo aver ottenuto l’abilitazione all’insegnamento alla scuola secondaria, si dedica esclusivamente alla pittura, partecipando nel 1985 all’XI Biennale dei Paesi Baltici a Rostock e nel 1993 alla Triennale del Realismo a Berlino. Quello stesso anno si trasferisce a Meolo, vicino Venezia, dove ha sede il suo atelier e dà inizio ad un’intensa attività espositiva in Italia ed all’estero, intervenendo a fiere, mostre personali e collettive, tra le quali è da citare nel 2000 la partecipazione al Salon d’automne a Parigi. |
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